Che cos'è l'imposta sostitutiva sulle plusvalenze?
L'imposta sostitutiva è la tassa sul guadagno che realizzi quando vendi azioni, ETF o fondi: 26 % sulla differenza tra quello che incassi e quello che avevi pagato. Si chiama «sostitutiva» perché sostituisce l'IRPEF: il guadagno non entra nel tuo reddito e non fa salire l'aliquota. Finché tieni il titolo, anche se è salito del 300 %, non devi nulla.
Un punto rosso: la tassa arriva solo il giorno in cui vendi.
Come funziona
- Solo alla vendita. Un titolo che sale e resta nel tuo dossier non viene tassato. La tassa arriva nell'anno in cui vendi.
- Il calcolo. Prezzo di vendita meno prezzo di acquisto, commissioni comprese in entrambi: quello è il guadagno tassato al 26 %.
- Regime amministrato. Con un intermediario italiano la scelta più comune: la banca calcola, trattiene e versa per te, e non devi dichiarare nulla.
- Regime dichiarativo. Tipico di chi usa un broker estero: incassi il lordo e sei tu a compilare il quadro T (o RT) della dichiarazione e a versare l'imposta.
- Le perdite. Finiscono nello zainetto fiscale e si compensano con i guadagni dei quattro anni successivi.
L'esempio con i numeri
Compri azioni per 5.000 € e le vendi tre anni dopo a 8.000 €. Guadagno: 3.000 €. Imposta: 26 % × 3.000 = 780 €. Ti restano 2.220 €.
Se in regime amministrato, la banca trattiene i 780 € e sul conto arrivano 7.220 €. Se non avessi venduto, avresti pagato 0 € — e i 780 € avrebbero continuato a lavorare per te.
Le eccezioni da conoscere
I titoli di Stato italiani, e quelli dei Paesi in lista bianca, sono tassati al 12,5 % anziché al 26 %. Le partecipazioni qualificate — grandi quote di una società — seguono regole proprie, e dal 2018 scontano anch'esse il 26 %. E se tieni i titoli presso un intermediario estero c'è l'IVAFE, il 2 per mille l'anno sul valore dei prodotti finanziari detenuti all'estero: una tassa sul patrimonio, non sul guadagno.
L'errore tipico del principiante
Vendere e ricomprare lo stesso titolo «per fare ordine». Ogni vendita in guadagno fa scattare il 26 %, e quei soldi escono definitivamente dal tuo capitale. Fare ordine può costare parecchio.
Ecco come lo vedi in Kiggo
Il portafoglio di Kiggo mostra guadagno e perdita su ogni titolo — è il numero su cui si calcola il 26 % nel giorno in cui vendi. Nel Glossario la tassa ha un disegnino: un solo punto rosso, il giorno della vendita. Kiggo non calcola le tue tasse: lo fanno la tua banca, il tuo intermediario e l'Agenzia delle Entrate.
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Domande frequenti
Quanto si paga sul guadagno in azioni in Italia nel 2026?
Il 26 % della plusvalenza realizzata, dovuto solo al momento della vendita. I titoli di Stato italiani e di alcuni Paesi in lista bianca sono tassati al 12,5 %.
Pago qualcosa se non vendo?
No. Un titolo che sale e resta nel tuo dossier non viene tassato. Se però lo tieni presso un intermediario estero, c'è l'IVAFE del 2 per mille l'anno sul valore — una tassa sul patrimonio, non sul guadagno.
Chi calcola e versa l'imposta?
In regime amministrato la fa tutta il tuo intermediario italiano, e non dichiari nulla. In regime dichiarativo — tipico dei broker esteri — la calcoli e la versi tu con la dichiarazione dei redditi.
Kiggo spiega — Kiggo non consiglia. Non ti diciamo mai che cosa comprare o vendere, e gli indicatori si confrontano solo tra aziende dello stesso settore. La decisione è tua. Ultimo aggiornamento: 2026-09-17.
Scritto da Claus Frisch, fondatore di Kiggo. Non un consulente, non una banca — Kiggo spiega, tu decidi.